Amleto, con il suo dubbio e la sua follia, è stato ancora una volta protagonista della scena nella Casa Circondariale di Siano. Una particolarità interessante, in realtà, perché uno dei personaggi più celebri e apprezzati della storia del teatro ha avuto modo di esprimersi anche all'interno delle mura del carcere. La scelta del soggetto è stata particolarmente importante. Si sa, Amleto è un personaggio con il quale si cimentano attori maturi, portarlo nei laboratori è una sfida audace. Dal canto suo il direttore del Laboratorio teatrale, l'autore e regista Gregorio Calabretta ha accolto la prova di buon grado ottenendo ancora una volta un grande successo… L'Amleto è un testo difficile, tanto nel linguaggio che nell'architettura; si affrontano varie tematiche di spessore elevato;
religione, filosofia e politica. Inoltre, in questa tragedia, si svela quell'artificio illusorio che è il teatro nei confronti dello
spettatore; è il metateatro, modalità attraverso cui il teatro studia se stesso Uno studio di sé che compie anche lo stesso
detenuto/attore nel momento in cui si alza il sipario. Avviene nel prologo che vede i detenuti dietro le sbarre che muovono
il proprio corpo affidando alla mimica il compito di esprimere sentimenti per poi lasciare il posto a uomini e donne in
costume che si destreggiano sul palco recitando Shakespeare. Il pubblico si emoziona ed è coinvolto in un'esperienza catartica
a cui partecipano soprattutto i detenuti in sala. Nella rilettura moderna che Gregorio Calabretta fa del testo shakespeariano,
il teatro diventa sogno e per un attimo non si è più prigionieri all'interno di un penitenziario, non più attori e spettatori,
ma protagonisti di una vita che può cambiare..