( liberamente tratto da "I sommersi e i salvati" e da
"Se questo è un uomo" di Primo Levi))
“…Ricordatevi dell’esercito dei morti invano...
Calzature di ogni tipo disposte sul boccascena, un pannello coi numeri dei prigionieri dei campi di sterminio nazisti.
Due enormi scarpe dipinte. Una svastica. Poi buio.…Giustamente febbricitante nella ricostruzione della disumanizzazione
degli ebrei, della viltà, dello sterminio, nello sradicamento delle loro vite.
...E alla fine scroscianti ed interminabili applausi per un’opera che, come dichiara l’autore, regista ed attore protagonista, ci fa ricordare
che il calendario è fatto di tanti giorni, tutti buoni per riflettere sui continui stermini e sull’emarginazione dei deboli…
(da Il Quotidiano della Calabria del 31.01.2004)
“…La rappresentazione di Tracce riunisce le generazioni in
una comune riflessione. L’universalità del linguaggio teatrale
rinnova con efficacia la memoria storica della guerra e
dell’Olocausto, rendendo più saldo il legame tra il passato
ed il presente della nostra Repubblica. La consapevolezza
della drammaticità di questi eventi deve rafforzare, soprattutto
nei giovani, l’impegno per affermare in Europa e nel
mondo i valori della pace, dell’eguaglianza e della giustizia,
alla base della convivenza fra i popoli.
Con questi sentimenti, il Presidente della Repubblica esprime
apprezzamento per il valore storico e civile dell’opera e
per l’alto valore educativo ed artistico che rappresenta…”
(Gaetano Gifuni, Segretario Generale della Presidenza
della Repubblica)
…Dopo il telegramma del Presidente della Repubblica... il
sipario del teatro Masciari si è aperto ed ha scavato profondamente
le nostre menti.
…Una notte può portare il buio nell’animo e poi accendere
la luce della vita…
…Potremmo definirla come la lotta tra l’umano ed il disumano,
tra bene e male, tra Etros e Thanatos. Sicuramente
l’Olocausto fuoriesce da questo tipo di concetto ed è qui
che la memoria deve assumere un ruolo fondamentale:
imporsi, pronunciarsi, perché tutto ciò non debba mai più
ripetersi…”
(da Il Domani del 31.01.04) |

| “…Dai Lager non si esce, non si sopravvive agli incubi… E’ un uomo colui che vive pensando che la sua dignità è stata calpestata?
Che ha vissuto sperando che il suo compagno cessasse di vivere per una razione di pane in più? Che si è salvato al
posto di un altro magari più degno, più giusto di lui?...
Il valore di questa drammatizzazione non è tanto nell’aver proposto un tema che attrae l’attenzione dello spettatore, ma sta nel
costringerlo a riflettere, a farlo meditare su alcune pagine della nostra storia e su quello che continua a caratterizzare le cronache
quotidiane.
…Un’atmosfera silenziosa ha caratterizzato la platea, che era immersa nel dramma col cuore in gola, consapevole di assistere
a qualcosa di molto toccante, che non poteva interrompere neanche con un respiro.
Alla fine è stato un tripudio di applausi per Gregorio Calabretta che da anni miete successi di pubblico e di critica.
(da Il Domani del 28.01.03) |
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