Quasi quasi mi spusu

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“…con “Quasi quasi mi spusu” Calabretta conferma che il suo “mondo teatrale”, ricco di valori umani, è in contrapposizione ad un altro mondo, molto più vasto, che urla a sé ed agli altri paura., proprio perché è scarso di valori…”

(da Reportage 1-15 giugno 95)

“…Grandi consensi per Gregorio Calabretta al teatro Masciari…tre atti ricchi di significati e recitati ottimamente da tutti gli attori. …Il testo scorre bene e l’attualità del linguaggio, con i termini dialettali sapientemente miscelati alla lingua, permette di comprendere bene lo spettacolo anche a chi ha poca dimestichezza col dialetto calabrese…”

(dalla Gazzetta del Sud del 20.04.96)
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“…E’ il dramma umano degli anziani che si consuma nella solitudine di Michele, ricco di pathos in tutte le sue note, sia umoristiche che serie e fonde… …Un particolare nell’universale in cui ciascuno riesce a scorgere un aspetto della propria umanità… Un dramma che non può che prendere tutti nel proprio profondo, specie se alla fine l’esaltazione dei valori della famiglia diviene assolutamente prioritaria…”

(da Calabria Letteraria Luglio- Settembre ’95)

“…Ancora successi per Gregorio Calabretta… che dopo l’exploit de’ “L’avaro arde” registrato al teatro Regina
Margherita di Caltanisetta… porterà la commedia “Quasi quasi mi spusu” a Firenze, portando fuori dai confini regionali un po’ di cultura, di arte, valori e tradizioni del popolo calabrese…”

(da Il Domani del 04.11.03)

“…Quanti applausi per il teatro di Calabretta che ha presentato, come sempre con tanto successo, la commedia “Quasi quasi mi spusu”…E’ stata una rappresentazione eccellente che ha visto tra gli attori anche la partecipazione dei due figli di Calabretta, Francesco e Andrea, che si sono calati bene nel ruolo interpretato e che, come il loro papà, hanno la passione innata per il teatro…”

da Il Domani del 01.09.05)

 

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