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“…La storia di un emigrante come metafora dell’esistenza umana. E’ la vicenda
di un bracciante che, a causa delle tristi condizioni economiche, è costretto a
lasciare la sua famiglia per recarsi a lavorare in Germania. Da allora, tranne qualche
lettera spedita nel primo periodo, non dà più notizie di sé, né fa mai rientro.
Ritorna, quando nessuno lo aspetta più, quindici anni dopo, ritrovando i figli grandi,
ormai formati e rodati dalla vita, ed una moglie che lo immaginava ormai perso per
sempre. …Un altro capolavoro del teatro di Calabretta, …apprezzato dal pubblico,
che dimostra sempre un particolare affetto per le commedie di questo drammaturgo,
gli ha riservato scroscianti applausi a scena aperta.…”
(dalla Gazzetta del Sud del 27.06.99)
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"…La perizia tecnica e la profondità del contenuto fanno di questo lavoro un inno
all'amore e alla vita.…La difesa dei valori della famiglia, il rispetto dei sentimenti…
questo il teatro di Calabretta, artista alla continua ricerca di nuovi linguaggi e percorsi
teatrali…"
(da Il Quotidiano della Calabria del 05.10.01) |